La figlia della foresta: recensione


Titolo: La figlia della foresta

Autrice: Juliet Marillier Casa editrice: Armenia

Pagine: 606

Data di pubblicazione: 23 giugno 2005

Voto: 4/5








Benvenuti, caffeinomani, a questa nuova recensione! Oggi vorrei parlarvi di uno dei libri che più ho amato in tutta la mia vita, che è rimasto nella mia libreria sin da quando ero bambina: La figlia della foresta di Juliet Marillier.

Ho letto davvero poche recensioni su questo libro, essendo così poco conosciuto. Cercherò di parlarvene nel modo più approfondito possibile.


Qui le sezioni della recensione:

 
SINOSSI

Nell’Irlanda ancora dominata dai Celti Lord Colum di Sevenwaters ha generato sette figli: Liam, il leader naturale, l'avventuroso Diarmid, i gemelli Cormack e Conor, il ribelle Finbar, il compassionevole Padriac e Sorha, l’ultima ed unica figlia. Però ora c’è un invasore nella loro dimora: la perfida Lady Oonagh, una maga splendida come il giorno ma con il cuore più nero della notte. Seppure in grado di sedurre Lord Colum, essa non riesce ad incantare la cauta Sorha. Frustrata dai suoi insuccessi nel distruggere la famiglia, Oonagh lega i fratelli con un incantesimo che solo Sorha è in grado di sciogliere, a patto che sacrifichi la sua giovinezza in nome dell'amore che prova per i fratelli. Esiliata da Sevenwaters e rifugiatasi nella foresta, la giovane cade nelle mani dei suoi nemici e conosce l'amore...


La trama è molto complessa nella sua totalità e non posso dirvi tutto, altrimenti vi priverei di molti colpi di scena della trama. Posso soltanto rivelarvi che si tratta di un retelling della favola tedesca "i cigni selvatici" dei fratelli Grimm: se la conoscete, avrete già capito la direzione che la storia prenderà.

La figlia della foresta, però, riesce a sorprendere anche chi conosce la fiaba, non soltanto attraverso l'uso delle particolarità dei personaggi o dello sfruttamento della mitologia irlandese, ma soprattutto per un fortissimo realismo che caratterizza tutto il romanzo.


 

PERSONAGGI

Parlare di ciascun fratello sarebbe esasperante, perché ognuno di questi ha una personalità davvero distinta rispetto a quella degli altri. L'autrice è riuscita a farci distinguere un fratello anche solo dal suo passo, da un movimento della testa (questo è un dettaglio importante ai fini della trama), da ogni minimo particolare descritto. Il vero punto di forza è la netta distinzione tra i vari elementi della famiglia Sevenwaters.


Protagonista del libro è l'ultima figlia, Sorha, di cui abbiamo il punto di vista per tutta la durata del romanzo.

Le vicende hanno inizio quando Sorha ha circa 12

anni, nel momento in cui le lotte tra i Britanni e gli Irlandesi iniziano ad inasprirsi.

Come Finbar, anche Sorha è dotata della Vista, un talento che consente di vedere avvenimenti passati e futuri, e di collegare menti tra di loro. E' grazie a questo contatto che Sorha riesce a vedere il momento in cui Oonagh scaglia il maleficio sui fratelli.

Sorha è il personaggio che più in assoluto rappresenta, almeno per me, la dedizione. E' un personaggio estremamente coraggioso, molto più di tante eroine di diversi fantasy: ci vuole più coraggio nel sacrificio, nella dedizione, nel silenzio.

Viene spesso descritta come un piccolo gufo in un nido di pulcini e trovo molto interessante questa metafora. Non viene associata alla semplice ribellione, ma Sorha è intrecciata alla natura, incomprensibile e misteriosa.


Ma per fortuna Sorha non è solo silenzio e dedizione, è amore per la propria terra, per il proprio popolo, per la propria famiglia e anche in senso romantico. Nel suo silenzio, Sorha ama più intensamente di Romeo.


 
AMBIENTAZIONE

Ci troviamo in un Irlanda magica e antica, in continua lotta con i britanni. Oggetto della contesa sono le isole di Man, che si trovano fra l'Irlanda e l'Inghilterra, e che secondo la leggenda racchiudono il potere dei Túatha Dé Danann, le divinità irlandesi.
I luoghi descritti sono forse il vero punto forte della scrittura di Marillier. Ogni scenario è descritto con una forza evocativa sorprendente, capace di farci ritrovare in un battito di ciglia di fronte al piccolo popolo, o in mezzo al mare in tempesta e sempre accanto a Sorha, seguendo la sua avventura passo dopo passo.

Dalla Irlanda, ci sposteremo nel corso della lettura su suolo britannico. E' sorprendente quanto due popoli, che si detestano, in realtà sono così simili nei modi e nell'organizzazione e così diversi nella lingua e nei costumi. Questo ci racconta quanto l'autrice abbia studiato a fondo i diversi popoli, e ne ammiro il rispetto con cui ne ha narrato le origini.

 
IN CONCLUSIONE

La figlia della foresta è uno dei fantasy storici più belli che mi siano capitati tra le mani, e non lo dico solo per una questione affettiva. Non gli manca nulla: i personaggi sono ben caratterizzati ed estremamente realistici, la trama è intrigante e mai banale, le ambientazioni travolgenti. Abbiamo qui tutti gli ingredienti necessari per creare un ottimo prodotto. Peccato che sia così poco conosciuto.


E' un libro che sicuramente crea commozione e nostalgia nel lettore: ci si affeziona velocemente alla protagonista e alle sue disavventure; allo stesso tempo, ci si ritrova in questo mondo così lontano da noi, eppure così ben narrato da suscitare in noi una sensazione familiare.


Se dovessi riassumere in una frase questo libro sarebbe: "Tutte le ferite lasciano le cicatrici, anche se guariscono". Ovviamente non è contenuta nel libro, ma racchiude davvero l'essenza del libro.


Per oggi è tutto, potete leggere le recensioni del nostro blog qui insieme a tutte le opinioni non richieste dei libri che leggiamo.

Alla prossima!



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