Recensione Dolomites. Cuore di rovi


Titolo: Dolomites. Cuore di rovi

Autore: Sara Simoni

Genere: fantasy storico

Editore: Acheron Books, 2021

Pagine: 330


Voto: 4/5





 

SINOSSI:

59 a.c. Il popolo goto, guidato da Teodorico, avanza sul suolo italico e si mescola al popolo latino. Su questo sfondo di guerra e confusione, il giovane umano Dola ha un unico obiettivo: dimostrare di essere degno di far parte del Nesso, misteriosa essenza mistica che accomuna i salvanes, popolo magico legato alla natura.

Ma quando irromperà Amala, la figlia-guerriera di Teodorico, decisa a sterminare il popolo dei salvanes, come riuscirà Dola a difendere la sua casa e a provare a Ilde, principessa dei salvanes, di essere uno di loro, portando a lei la corona Rajetta?


 

Buongiorno caffeinomani! Quanto ne sappiamo delle leggende della nostra terra? Personalmente, non molto.

Eppure l’Italia ne è pregna; siamo solo troppo distratti dal nuovo per conoscere il vecchio, che in realtà non lo è mai. Penso che essere italiani porta una notevole dose di sfortune, ma almeno una dobbiamo concedercela: abbiamo storie così diverse da diventare sempre una fonte di scoperte.

Leggere Dolomites- cuore di rovi è stato come aprire un vecchio baule, uno di quelli che tutti i nonni hanno nella cantina: una sensazione di inebriante scoperta, di curioso gioco. Un mondo completamente nuovo, così lontano eppure così vicino.

Ma analizziamo di più il testo.


 

Per prima cosa la trama: (quasi) 350 pagine che vi terranno con il fiato sospeso, dove il colpo di scena non manca mai e non è mai scontato.

I protagonisti della vicenda sono molti, eppure così diversi e mai ridotti a misere macchiette (cosa che temevo moltissimo con Amala). Dolomites racconta di rapporti veri, di liti e di riappacificazioni, e, molto spesso, di silenzi, molto più eloquenti di mille parole.

La vicenda è raccontata da ben 3 punti di vista, quello di Dola, il nostro protagonista, di Ilde, la principessa dei salvanes, e quello di Amala, la “villain” della storia. Ho apprezzato questo escamotage, perché mi ha dato la possibilità di capire molto di più delle dinamiche di trama.

Vi devo sottolineare, prima di tornare a fare i seri, che abbiamo anche una enemies to lovers, e chi potrebbe privarsene?


 

Dolomites è ambientato in un periodo poco trattato della nostra storia. E’ stato bello vedere come l’autrice si sia impegnata per mostrare quello che deve essere stato un periodo di confusione, dove non si riusciva a crearsi una propria identità, facendo ciclicamente parte di una popolazione diversa, molto spesso di una che ti ha ferito particolarmente.

La scrittura di Sara Simoni è chiara, limpida e semplice, ma non per questo meno carica di fascino. Ci sono

delle bellissime quotes, che sono state puntualmente annotate durante la mia lettura.

La cosa che più mi ha colpito sono state le descrizioni, talmente dettagliate da farci sentire l’odore del muschio, delle rose e del fango, il rumore dello scorrere di un fiume, delle frecce scoccate, dei passi felpati delle linci. Oltre ai sensi, l’autrice riesce a farci vedere chiaramente i personaggi, specialmente i salvanes (di cui si è inventata le fattezze), riuscendo tuttavia sempre a diversificarli. La mia impressione di questo popolo è quella dei fiocchi di neve: ognuno diverso eppure facente parte di un unico flusso.

Una brevissima analisi dei personaggi, anche perché nel ritenere questo un bel libro, hanno avuto un notevole peso.


 

Dola è il protagonista maschile, uno dei primi a cui siamo introdotti. Nonostante sia umano, caratterizzato da una grossa voglia rossa sul viso, vive ed è cresciuto in mezzo ai salvanes. Sin da quando è bambino è stato addestrato insieme a un gruppo di guerriere salvanes; il loro obiettivo: la morte dei goti. La cosa che più mi ha toccato di Dola è stata la sua profonda umanità, la sua pietà, la sua gentilezza. Parliamoci chiaro: sono veramente pochi i personaggi maschili che hanno queste caratteristiche, mantenendo la loro virilità. In effetti, come svelato alla fine, il nome Dola è un nome femminile.

Dola è, stereotipicamente, uomo e donna, tenero e forte, titubante ma deciso nelle criticità, sincero e calcolatore, in poche parole, umano.


 

Sua controparte è Ilde, l’altezzosa principessa dei salvanes. La sua introduzione non è delle più felici, anzi all’inizio mi era molto antipatica, essendoci descritta come profondamente egoista. Ilde ruba la Rajetta, la magica corona che riesce a tenere insieme tutto il popolo dei salvanes, facendolo solo per non ammettere di essere fragile. Ilde detesta il povero Dola per un errore commesso quando l’umano non era altro che un bambino. Insomma, abbiamo più di un motivo per farcela sembrare non simpaticissima.

Dolimites è anche un romanzo di formazione, e vedremo come Ilde muterà nel tempo, nonostante tutte le sue cicatrici. (Non posso dirvi di più, altrimenti farei spoiler)

Di Ilde ho trovato geniale l’assonanza tra il suo aspetto fisico e il suo destino: con i capelli formati interamente da rovi e rose, quindi la bellezza assoluta, ma circondata da dolore e pericolo. Ilde è entrambe le cose, è selvaggia e regale, è unita e separata, è vendicativa, è arrabbiata. Fa parte, insomma, di quella recente schiera di personaggi femminili per cui non solo la rabbia è concessa, ma è naturale. (se volete che parli di più di questo argomento, fatemelo sapere!)


 

Infine ci tocca parlare di Amala, figlia di Teodorico e guerriera spietata. Se Ilde è per prima cosa descritta come fiori e natura, Amala è ferro e fuoco. Accompagnata dalla sua fedele lince, Sphynx, domina sui territori nordici dell’Italia. Il suo unico desiderio è quello di arrivare alla capitale, Ravenna, in modo da prendere il suo legittimo posto accanto al padre, per poi legarsi in un matrimonio in cui neanche lei crede.

Il percorso di Amala è il opposto e speculare a quello di Ilde: tende verso la dolcezza, lasciandoci infine con una Amala completamente diversa da quella a cui eravamo abituati. La cosa che temevo di Amala è che tendesse ad essere una macchietta, la tipica cattiva senza alcuno scrupolo, avida solo di denaro. Eppure questa cattiva non lo è affatto: certo, commette delle violenze, ma come ci insegna il nostro George R. Martin, tutti siamo i cattivi per qualcuno.


 

Traiamo le nostre conclusioni. Dolomites- cuore di rovi è un libro che consiglio caldamente. Vi ritroverete coinvolti in queste ambientazioni del passato, dove si incontrano mitologia, realtà e storia, per essere infine qualcosa di estremamente umano, commuovente. Non ho mai letto un libro che avesse caratteristiche del genere, non che riguardasse la nostra stessa storia, e questo è estremamente emozionate.

Quindi, cosa aspettate ad immergervi nella natura delle dolomiti, alla ricerca di una misteriosa corona, ma, soprattutto, di voi stessi?


 

Per oggi è tutto, vi ricordiamo che potete leggere le recensioni del blog qui, insieme a tante altre opinioni non richieste sui libri che leggiamo.

A presto!






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