Recensione Dune





Titolo: Dune

Autore: Frank Herbert

Casa editrice: Fanucci

Pagine: 772

Data di pubblicazione: 14/11/19


Voto: 5/5





 

Buongiorno caffeinomani!

Con la recensione di oggi voglio portarvi in un mondo ostico e soprattutto, caldo, molto caldo: Dune.

Oramai ne parlano in tanti, soprattutto grazie al nuovo film uscito nelle sale pochi mesi fa, ma devo dire che mai mi sarei aspettata un libro così…corposo.

In senso positivo ovviamente.

Cercherò di spoilerare il meno possibile e, da brava persona quale sono, vi avviserò prima.

Vi aspetto qui sotto!


 

Sinossi:

Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Ma sulla sua superficie cresce il melange, la sostanza che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali, conoscere il futuro, acquisire le capacità per manovrare le immense astronavi che garantiscono gli scambi tra i mondi e la sopravvivenza stessa dell'Impero. Sul saggio Duca Leto, della famiglia Atreides, ricade la scelta dell'Imperatore per la successione ai crudeli Harkonnen al governo dell'ambito pianeta. È la fine dei fragili equilibri di potere su cui si reggeva l'ordine dell'Impero, l'inizio di uno scontro cosmico tra forze straordinarie, popoli magici e misteriosi, intelligenze sconosciute e insondabili.


 

Ambientazione:

Che dire, sarò rapida ed indolore nel parlare dell'ambientazione di Dune, il pianeta Arrakis e dei suoi abitanti, i Fremen.

Arrakis è caldo, è inospitale e spesso mortale, è un pianeta dove nessuno vorrebbe vivere, ma ha anche dei difetti.

Scherzi a parte, ha ovviamente questi grandi problemi, ma ha anche la riserva più grossa di melange, che è probabilmente l’unico motivo per cui Harkonnen e Atreides rimangono su questo sabbioso pianeta.

Ovviamente uno dei problemi più grossi è la riserva d’acqua, quasi inesistente, tanto che il popolo Fremen si è dotato di speciali tute per non sprecare nemmeno una goccia dell’acqua che produce il corpo stesso.

Distillata, chiaramente.

Altro problema per chi si avventura da solo per il pianeta sono i “vermoni giganti”, delle creature mostruose e piene di denti, non molto intelligenti forse, ma decisamente pericolose.

Insomma, Arrakis è un po’come l’Australia: bello e letale.


Onestamente non voglio annoiarvi e stilarvi una lista di personaggi presenti nel libro, forse perchè ne vale la pena fino ad un certo punto. Alla fine ciò che fa di Dune un buon libro non sono solo i personaggi, primari o secondari che siano.

Vi basta sapere che abbiamo il duca Leto, la sua compagna Jessica ed il figlio, Paul Atreides; tutta la storia ruota attorno a Paul, naturalmente, è lui il giovane protagonista principale, guidato e consigliato dalla madre e aiutato dall’addestramento che ha ricevuto. Naturalmente abbiamo degli antagonisti, degli ottimi cattivi devo dire: la famiglia Harkonnen, in particolare il capofamiglia. Astuto e spietato, pronto a far di tutto per far cadere la famiglia Atreides in rovina, di sicuro non si fermerà davanti a un ragazzino, giusto?


Ma, come dicevo, i personaggi di Dune sono solo marginalmente ciò che lo rende davvero un buon libro.

E qui arriva il bello, ciò che ho amato di questo libro: le religioni, le credenze, le…sette, se vogliamo chiamarle così.


 


Bene Gesserit e La Profezia di Dune

Ebbene sì, come in ogni storia che si rispetti, esiste un’antica profezia che narra di un uomo addestrato al Bene Gesserit destinato ad essere un profeta.

Si, ma chi sono le Bene Gesserit?

Sono donne addestrate a manipolare la mente altrui, si, avete capito benissimo.

Non è un caso che Jessica, la madre di Paul, sia una Bene Gesserit e che sia la compagna del duca Leto; le Bene Gesserit vengono spesso date in sposa o comunque mandate ai signori dei vari pianeti, per consigliarli e salvarli da eventuali pericoli.

Ma, ed è un grosso ma, non si interessano del destino dei pianeti e dei regni, le Bene Gesserit perseguono solo il loro obbiettivo: trovare il profeta.

Questo ordine è arrivato in ogni pianeta, sotto varie forme, e si è guadagnato la fiducia dei popoli in cui si è insediato, portando in ogni angolo conosciuto dell’universo la sua profezia.

Le Bene Gesserit sono ciò di più simile ad una setta in questo romanzo, hanno un capo, un credo e uno scopo ben preciso.


 

I Fremen e il problema dell’acqua

Parlando di religione, si arriva quindi ai Fremen, il popolo di Arrakis, schiavizzato e tormentato dagli Harkonnen per un solo motivo: la Spezia.

Vi ricorda qualcosa?

Tra le cose che mi affascinano di questo popolo c’è proprio la religione, tutta votata all'acqua e alla sua preservazione, questo perchè su Arrakis non c'è acqua, o meglio, ce n'è talmente poca da non permettere la sopravvivenza di un popolo.

Di uno poco astuto, almeno.

Ma i Fremen sono geniali, avanti anni luce rispetto ad altri popoli più avanzati culturalmente, eppure loro hanno inventato le tute distillanti e loro sono riusciti a sopravvivere in quel pianeta infernale; le loro tradizioni si sono mantenute per secoli, i funerali e le nascite, i combattimenti e le cerimonie, sono tutte molto primitive, passatemi il termine.

Eppure sono funzionali.

Questo perchè non hanno tempo da perdere, non possono permettersi di fermarsi e rilassarsi, i Fremen sono un popolo di guerrieri, orgogliosi e testardi.

Personalmente adoro questo popolo, non ci vivrei insieme, ma li apprezzo proprio per il loro modo di pensare.


Legata ai Fremen è la Spezia, la sostanza che serve per i viaggi mentali, anche qui assolutamente nessun riferimento alla realtà, mi raccomando.

Comunque sia, il melange fa parte di questo popolo in un modo così profondo da aver cambiato perfino i loro occhi rendendoli blu, no, non l'iride, ma ciò che per noi comuni mortali è "il bianco dell'occhio".

Il problema di parlavi del melange è il rischio spoiler, per questo mi fermerò qui


 


Ultimo, ma non ultimo: lo stile di Herbert


Dopo aver parlato di tutto ciò che rende Dune un libro davvero unico, mi sembra doveroso parlarvi anche dello stile del suo autore. Mi rivolgo prima ai neofiti: non fatevi spaventare dalla sua mole. Si, sono 700 pagine, ma scorrono piacevolmente senza risultare mai eccessivamente descrittive, lente o noiose. Spesso mi soffermavo a rileggere interi paragrafi solo per apprezzare meglio lo stile di Herbert, la sua sintassi regolare e davvero semplice. Cosa che, ammetto, ho apprezzato molto in questo libro e disprezzato in altri, ma semplicemente perchè Dune deve essere veloce, semplice, per permettere al lettore di capire bene che cosa sta succedendo e.

Herbert non fa giri di parole, arriva dritto al punto. Non si dilunga in spiegoni inutili e mortalmente noiosi, anzi, spesso usa i dialoghi per descrivere una determinata situazione o pratica. Insomma, fa in modo che il lettore si immerga completamente nel mondo di Dune senza annoiarlo, mai!



 

Detto questo, per oggi è tutto! Vi ricordo che potete trovare tutte le nostre recensioni e rubriche qui Diteci se avete letto Dune e cosa ne pensate nella sezione commenti qui sotto e non perdetevi i prossimi articoli!



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